06 GENNAIO: E dopo 2 settimane di sorprese a tutti è ufficiale... SIAMO TORNATI!!

E dopo 2 settimane di sorprese a tutti è ufficiale...SONO TORNATO!!!
No pain no game
Written by Gianni   
Thursday, 15 April 2010 13:27
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Malaria or not malaria? No, just a virus

Ormai è passata, almeno spero, quindi si può raccontare senza allarmare troppo la mia povera famiglia. Però come tutte le storie bisogna andare un pelo indietro, di qualche giorno, non tanto. Pemba, Mozambico. Siamo lì in 4: io, Luca, Kyle (un volontario canadese) e un altro Luca, all’anagrafe Carnino. Siamo da due giorni ospiti da una sua amica, una ragazza italiana che ha creato da sola cinque centri in zona per assistere ragazze, ragazzi e bambini (un lavoro enorme). E quindi siamo a Pemba con un tetto, altri italiani, cibo, mentre fuori la stagione delle piogge dà la sua ultima botta con un acquazzone di due giorni che ci dicono tutti, starà distruggendo le strade più a Nord...

Insomma situazione perfetta per stare in casa e riposare, e così cosa facciamo io e Luca? Decidiamo di partire l’indomani e per dove? Il nord! Perché lì dobbiamo andare, abbiamo la Tanzania nel nostro mirino. E così l’altro Luca (probabilmente il più grande viaggiatore italiano in circolazione) ci spiega tutto, ci dice che la strada è un macello, che da lì al confine se ci va bene ci vorranno due giorni, di dormire a Palma la prima notte, e altre indicazioni. Noi ascoltiamo tutto e la mattina alle 4,30 saliamo sull’ennesimo bus. Stranamente tutto va bene, viaggio comodo, nessun problema, tanto che arrivati a destinazione con l’ autobus non prendiamo un pik up per Palma per fermarci lì a dormire, come c’è stato, ma uno affollatissimo che va… al confine, e bruciare così un altro record di viaggio!

100415E la strada si rivela molto bella, terra rossa in mezzo al verde di una foresta fittissima e incontaminata. Noi procediamo veloci, il tramonto inizia a farsi vedere minaccioso all’orizzonte, ma finalmente arriviamo al confine d’uscita del Mozambico. Diciamo è fatta… ma no. Ora siamo fuori dal Mozambico, ma non ancora in Tanzania. Scendiamo a piedi verso la riva di un fiume in questa terra di mezzo e arriviamo ormai col buio (situazione peggiore) ad un barcone che non si capisce come stia a galla, pieno di uomini, donne, cose e animali, e noi cosa facciamo, ci mettiamo a litigare per il prezzo. Tutti urlano, compresi noi. Alla fine la “barca” parte e noi saltiamo su e lì in mezzo al fiume ancora a litigare per i soldi, ti paghiamo all’arrivo gli diciamo, perché nemmeno sappiamo se ci arriviamo di là, lui spegne il motore dalla barca, noi lo insultiamo, lui ci insulta, alla fine diventiamo amici e proseguiamo. Arriviamo così miracolosamente sull’altra riva, con l’acqua ormai a lambire i nostri sederini sul bordo della barca. È completamente buio. Subito in mille ci assaltano per portarci i bagagli, diamo qualche soldo al barcaiolo e saltiamo a caso sull’unico pik up presente in quel nulla più totale. Avete presente da noi quando caricano i polli e i tori sui camion? Ecco, qui è lo stesso, ma con le persone. Pochi chilometri così e arriviamo finalmente al confine tanzanese. Entriamo e lì diciamo basta. Facciamo il visto e chiediamo al poliziotto di darci da dormire, che fare di notte 40 km fino alla prima città sul quel pik up bestiame che si potrebbe ribaltare ad ogni buca in piena notte, beh, è troppo anche per noi. Così dormiamo in frontiera e con il sole e calma raggiungiamo la mattina dopo Mtwara, tranquilla città, per un pomeriggio e un notte di pace.

Ed è di nuovo mattina di partenza all’alba ed eccola di nuovo lì, la pioggia intendo, ancora su di noi, sulla nostre teste, i nostri zaini, i nostri vestiti. E non è pioggia, è PIOGGIA! Partiamo così sotto il diluvio per Dar er Salaam con alcuni che ci dicono di non andare, perché la strada è distrutta, perchè non si può passare. Fatto sta che nei due giorni successivi rompiamo il motore del pullman, saltiamo su un pik up con altri 15 persone, rompiamo la cinghia di trasmissione del pik up, dormiamo in una cittadina nel nulla ad 1 euro, ripartiamo, buchiamo una gomma, spingiamo l’auto nel fango fino alle ginocchia, buchiamo un’altra gomma, spingiamo ancora l’auto nel fango, insomma, impieghiamo 12 ore per fare 300 km, in 18 su un Pik up, ma alla fine arriviamo a Dar, ci passiamo la notte e la mattina traghetto per Zanzibar! È fatta, penso. Ma invece proprio sul finalmente asciutto e comodo divano vip del traghetto il mio corpo cede. 38 di febbre, mezz’ora dopo 38 e mezzo. Arriviamo in ostello: 39, mal di testa, ecc. Ok ragazzi, andiamo a fare il test della malaria…. attesa…. negativo. Ottimo! Per festeggiare allora io, Luca e Melody, ragazza canadese conosciuta sul traghetto, ci facciamo due ore a mangiare di tutto in un ristorante italiano, la Taverna, di due ragazzi milanesi. Torniamo ormai sera in ostello e… 40 di febbre! Mmm… non bene. Insomma nei tre giorni successivi sono stato malissimo con febbre alta, brividi e un mal di testa da farmi scoppiare le tempie e che non mi faceva alzare. Ho fatto due test della malaria, test delle urine, visite mediche, consulti, ecc, e alla fine sembra avessi una specie di infezione presa chissà dove, mi hanno dato dell'antibiotico e detto di bere molta acqua. Insomma, me la sono vista brutta, ma a quanto pare ha funzionato, ora sembra sia tutto passato. Ma Zanzibar la magica, quella l’ho vista solo dalla finestra purtroppo. Perché adesso che sono di nuovo in forma, via di nuovo on the road verso il Kenya e a provare a recuperare un po’ di chili possibilmente, che lo so lo so, sono dimagrito ahimè! Vi faremo sapere….

Per ora un grosso abbraccio a tutti,

Gianni

Last Updated on Wednesday, 19 May 2010 10:15