06 GENNAIO: E dopo 2 settimane di sorprese a tutti è ufficiale... SIAMO TORNATI!!

E dopo 2 settimane di sorprese a tutti è ufficiale...SONO TORNATO!!!
Qualcosa era cambiato
Written by Luca   
Monday, 09 August 2010 00:00
There are no translations available.

Dopo il Thibet e la grande Cina, siamo scesi dalla parte nord, all'estremo sud del Vietnam, abbiamo risalito su una chiatta il Mekong sino alla Cambogia, visitato il comlesso sacro piu' grande del mondo e da li abbiamo svoltato a ovest sino a Bangkok, incontrato Matteo e in tre abbiamo disceso tutta la Thailandia, pescato alcuni giorni nelle isolette verdi protette dai Monsoni, e poi ancora a sud sino alla Malesia...

Attraversata tutta sino a Singapore, e poi in nave fino all'Indonesia, da li a Sumatra abbiamo viaggiato dentro la seconda foresta piu' vasta del pianeta, e siamo arrivati a Java e da li alla capitale Jakarta e poi in treno sino a Yojakarta, visitato il sacro templio a Buddha e poi da li una tirata unica di trenta ore sino a Bali. Li sono entrato in acqua, ho pescato alcuni pesci e sparato, colpito e purtroppo trappato uno squalo grande quasi quanto me. A Bali siamo usciti la sera, abbiamo bevuto birra e ci siamo riempiti la pancia di buon cibo.

Poi una mattina ci siamo alzati, ci siamo guardati in faccia ed entrambi, ci siamo accorti che qualcosa era cambiato, e l'avevamo sentito chiaramente sia io che Gianni.

Quest'ultima parte dell'Asia, in fin dei conti cosi' facile, ci stava rammollendo. Forse era stato tutto troppo semplice, forse il problema stava proprio nell'avere per la prima volta dalla partenza, riacquistato tutte quelle cose che ci erano cosi' tanto mancate, rendendo il viaggio tremendamente faticoso, difficile ma anche altrettanto diverso e quindi indimenticabile...o forse piu' semplicemente, senza nemmeno rendercene conto, eravamo silenziosamente passati dal viaggio alla vacanza....e questo era cio' di cui meno avevamo voglia e bisogno. O forse aveva ragione il generale Du Plesiss, un vecchio mercenario namibiano, che una sera africana in Malawi chiacchierando con una birra in mano davanti al grande lago, mi svelo' una grande verita': che l'uomo sa resistere a tutto ma ad una sola cosa, una volta provata, non puo' piu' fare a meno, e quella cosa e' l'adrenalina.

Il giorno dopo abbiamo lasciato Bali, le belle ragazze, gli amici di Bologna rivisti dopo mesi, il buon cibo e un ostello pulito e a buon mercato dove stare, e siamo partiti di nuovo verso sud, come se il viaggiare verso sud fosse esso stesso l'antidoto alla nostra irrequietezza. Abbiamo per la prima volta pestato la terra dell'Oceania, il nostro quarto continente: siamo arrivati nella punta nord dell'Australia, a Darwin, in una notte serena, piena di stelle e con un aria fresca che ci ha riportati ai ricordi delle prime sere in Africa Bianca.

Con il solito entusiasmo abbiamo riassaggiato il sapore forte dell'adrenalina che ci ha svegliato dal letargo, anche se svegli in realta' non lo eravamo per niente dal momento che siamo arrivati alle tre e mezza del mattino e per risparmiare una notte in hotel abbiamo deciso di rimanere in aeroporto a dormire accampati sulla moquette.

Alle sette, molto stanchi, abbiamo bussato alla porta dell'hostello e per la prima volta in sei mesi, dalla reception ci hanno obbligati a ripresentarci a fare il chek inn non prima delle due del pomeriggio.

Cosi', per dovere (ma con un sottile irrazzionale piacere) ci siamo messi subito in movimento: abbiamo comperato una carta telefonica australiana, abbiamo chiesto quanto sarebbe costato affittare una macchina, abbiamo passato al setaccio tutti i rivenditori di macchine usate e poi abbiamo telefonato ad uno ad uno a tutti a tutti quelli che vendevano auto di seconda mano, fissando appuntamenti per tutto il giorno sino a sera.

Stanchi morti abbiamo finito per cenare alle dieci di sera, con una carbonara preparata in hostello, festeggiando il nostro grande acquisto: una vecchia Subaru di quindici anni, con duecentosettantasei mila e settecentodue kilometri di esperienza su strade australiane, che a noi, dalla prima vista, e' sembrata la macchina piu' bella del mondo.

Il mattino seguente, ventinove ore da quando avevamo messo piede in Australia, avevamo per la prima volta dopo 198 giorni di viaggio, una vera casa, e per di piu' mobile !

Abbiamo comprato una carta stradale, una tenda usata, un po' rotta ma ancora funzionante, piatti e posate usati e due pentole di terza mano; abbiamo fatto la spesa, il pieno e senza troppe domande siamo partiti di nuovo verso sud, direzione la montagna sacra nel centro dell'Australia. Abbiamo guidato a turno divorando tremila kilometri di deserto senza nemmeno parlare troppo tra di noi, dormendo in tenda e mangiando cibo cotto sul fuoco fatto con legni raccolti.

Di nuovo in viaggio, respirando un po' di quel dimenticato, fresco, profumo d'Africa.