06 GENNAIO: E dopo 2 settimane di sorprese a tutti è ufficiale... SIAMO TORNATI!!
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Circa un anno fa Luca mi chiama: “Ciao Gianni, ho un’idea: Perché non partiamo?” “Ok,” dico io, un viaggetto ci sta proprio, “Dove?” “Giro del mondo… senza prendere aerei...Che dici?” Ci penso qualche secondo e: “Tutto qui? Beh, perfetto!” ... Luca era appena tornato dal viaggio in Chile, con ancora negli occhi quel mondo, quel sud America che aveva girato per due mesi, appena finito l’Erasmus di un anno a Santiago. Io ero qui, tentando di ritagliarmi uno spicchio di futuro da giovane architetto squattrinato e con alle spalle un libro pubblicato che nessuno conosceva. Non facile, come immaginerete. E quella sembrava la solita follia di Luca, il suo modo di affrontare i casini del suo ritorno a casa. Non gli diedi troppo peso all’inizio. Ma andiamo con ordine, perché tutto ha inizio un pomeriggio di diversi anni fa, fuori da un’aula del Politecnico di Milano. Era il nostro prima anno di università, Luca che mi si avvicina, non lo conoscevo ancora, mi chiede se sono preparato per l’esame di Storia dell’Architettura del giorno successivo.“Non ho ancora aperto libro”, gli rispondo sincero. “Perfetto” dice lui, “neanche io, vieni a casa mia oggi e proviamo a inventarci qualcosa per domani”. Sono andato. L’esame ovviamente quel giorno non lo abbiamo passato, ma di lì in poi ha iniziato tutto. L’università, le serate, gli esami, i viaggi, gli amici, le ragazze, la laurea, i primi lavori, altri viaggi, il mondo che inizia a diventare un obiettivo, o meglio un'esigenza. La prima vera tappa nel 2005, quando decidiamo, insieme a un terzo amico, di prendere e girare tutta Europa sino a Capo Nord con una macchina, una tenda e pochissimi soldi in tasca, per 14 mila chilometri. Un viaggio incredibile, che ha lasciato un segno. Tornati siamo andati avanti, abbiamo fatto altro, ma quel segno era sempre lì. Siamo ripartiti, entrambi in Erasmus. Io a Siviglia, Luca più lontano, nel già citato Cile, fino a scendere a Capo Horn. Dal freddo Nord dell’anno prima al profondo Sud dell’Argentina, una linea ininterrotta, continuando a scegliere con lo stomaco e viaggiare con la testa. Io che come copertina del mio libro, che nel frattempo era uscito, all’oscuro del mondo, nel febbraio 2008 (tra parentesi s’intitola Con le mani in tasca…), scelgo Il viso di un ragazzo con delle rotaie sullo sfondo. Un libro che non parla di viaggi, ma forse la copertina è il prolungamento di quel segno che ci era rimasto addosso. Perché scrivere è viaggiare, e viaggiare non per scrivere del viaggio, ma viaggiare per vedere, per conoscere, per capire, per sentire e di queste emozioni vivere. Io e Luca, due ragazzi, due compagni di università, due compagni di viaggio, due amici veri, due visioni diverse dello stesso mondo, un mondo da far girare, un mondo da girare tutto, in un unico giro del mondo, lento, senza prendere aerei, calpestando la terra e solcando il mare, per tutti e cinque i continenti. Diceva l’indimenticato Terzani: “Un paese è anche tutta una sua diversità e uno deve pur avere il tempo di prepararsi all’incontro, deve pur fare fatica per godere della conquista.” Per questo non vogliamo prendere nessun aereo. Perché vogliamo vedere il vero mondo, perché gli aerei “essendo una comoda scorciatoia di distanze, finiscono per scorciare tutto: anche la comprensione del mondo.” E quindi eccoci di nuovo qui, ad oggi. Luca e Gianni, due laureati italiani in giro per il mondo, pronti a dire la nostra, a vivere la nostra parte in un viaggio unico, tutto può succedere adesso, perché ora siamo in movimento. E questa è la breve storia di questa folle idea, perché questo non è tempo di eroi, ma di uomini e noi quelli cerchiamo e vogliamo essere, in ogni parte del mondo si decida di vivere, lavorare, crescere e amare. |







































Come e' nato tutto